Il rapporto utenti-Trenitalia non è stato mai idilliaco. Finora le frequenti proteste soprattutto dei pendolari per treni in ritardo, soppressi o sovraffollati hanno trovato un’approssimativa e insoddisfacente ricomposizione nell’ambito del sistema delle garanzie di contraddittorio assicurate al viaggiatore e rese note dalla società nelle Condizioni Generali di Trasporto dei Passeggeri, nella Carta dei Servizi e nella Guida al Viaggiatore accessibili sul sito Internet e mediante gli altri canali informativi messi a disposizione dalla stessa azienda. In una situazione quindi di totale sfiducia dei viaggiatori per un cambiamento del rapporto utenti/qualità del servizio, accade che l’Antitrust, su segnalazione di alcune associazioni dei consumatori e di numerosi cittadini, sia intervenuta sul complesso sistema tariffario di Trenitalia con due diversi provvedimenti che accorciano i tempi per i rimborsi per i ritardi dei treni e multano l’azienda per aver previsto, per le irregolarità dei titoli dei viaggi, penalità non proporzionate al prezzo dei biglietti. Grazie all’Antitrust, le richieste di rimborso per i ritardi potranno, infatti, essere presentate entro tre giorni dall’arrivo a destinazione invece dei 20 attuali; il diritto all’indennizzo scatterà in caso di ritardo superiore ai 30 minuti sull’orario previsto, in luogo della soglia di un’ora attualmente in vigore; ed è previsto un bonus (non in denaro) pari al 25% del prezzo del biglietto sui servizi nazionali di media e lunga percorrenza, da scontare in viaggi successivi; per le principali stazioni dei grandi “nodi” ferroviari, come quelle di Roma, Milano, Bologna, Firenze e Torino, è previsto un margine ulteriore di tre minuti sull’eventuale ritardo rilevato dal gestore dell’infrastruttura. Il diritto all’indennizzo sarà esteso anche ai biglietti relativi a due o più tratte, comprensivi di un servizio regionale e uno nazionale a media e lunga percorrenza. Dal 1° marzo prossimo, verrà introdotto inoltre il cosiddetto “biglietto globale misto”, per garantire al passeggero sia il bonus di rimborso sull’intero importo pagato sia la prosecuzione del viaggio in caso di ritardo dovuto a perdita di coincidenza. Ma non basta, Trenitalia, oltre all’impegno a realizzare quanto sopra entro aprile 2015, deve anche pagare una penale di 1 milione di euro per il sistema di accertamento e repressione adottato per le “irregolarità di viaggio” nella media e lunga percorrenza. Procedura, questa, giudicata “afflittiva” dall’Antitrust, perché impone al trasgressore – oltre al pagamento del prezzo dovuto per il viaggio in corso - anche una “sovrattassa” (da 50 a 200 euro) e un’ulteriore somma a titolo di “oblazione”. Un esempio per tutti: un consumatore ha riferito all’Autorità di aver acquistato, a dicembre del 2010 al prezzo di 16 euro, un biglietto per treno Intercity per la tratta Roma-Chiusi, delle ore 16,36; munito di tale biglietto, il giorno della partenza, il viaggiatore è salito su analogo treno Intercity, per la medesima tratta, ma con due ore di anticipo rispetto all’orario fissato nel medesimo biglietto. Egli ha lamentato che, nonostante l’esibizione del predetto titolo di trasporto, il personale Trenitalia di bordo abbia dichiarato l’invalidità del medesimo al fine della prosecuzione del viaggio verbalizzando l’infrazione come “mancanza di biglietto” e pretendendo l’ulteriore pagamento - a titolo di tassa, soprattassa e sanzione - di una somma pari a complessivi 223,66 euro (in base al vigente contratto aziendale FS, al personale di controllo che scopra irregolarità e abusi a bordo treno da parte dei viaggiatori, è assicurata l’attribuzione di una percentuale non inferiore al 35% delle somme riscosse a titolo di sovrattassa). L’autorità quindi, auspicando un sistema di regolarizzazione a bordo treno dei biglietti meno vessatorio e più ragionevolmente flessibile a partire da penalità più eque o almeno direttamente proporzionate al prezzo del biglietto, ha ritenuto l’attuale regime di controllo dei titoli di viaggio, in contrasto con il Codice del Consumo comminando la sanzione di un milione di euro sopra ricordata. Su quest’ultimo aspetto, Trenitalia, convinta delle proprie ragioni, si è riservata di fare ricorso al TAR del Lazio. Vedremo come andrà a finire.