L’art 43 del disegno di legge di Stabilità è la risposta normativa del Governo ai problemi evidenziati dal commissario Cottarelli nel Programma di razionalizzazione delle partecipate locali del 7 agosto 2014. Un articolo complesso che per l’ennesima volta modifica il sistema regolatorio del TPL. In particolare, si punta alla riduzione delle circa 1.800 società partecipate da enti pubblici territoriali (acqua, trasporti, energia e rifiuti) e alla realizzazione di programmi di investimento per i quali sono necessari ingenti capitali attraverso grandi dimensioni d’impresa introducendo l’obbligo (nell’articolo 3-bis del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 Ambiti territoriali e dettato i criteri di organizzazione dello svolgimento dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica) per gli enti locali a partecipare agli enti governo degli ambiti territoriali ottimali. Per dare più forza alla prescrizione è previsto l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte del Presidente della Regione nei confronti dell’ente locale inadempiente. Si ritorna sulla relazione dell’articolo 34, comma 20, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, giustificativa della forma dell’affidamento prescelta e della sussistenza dei requisiti previsti dall'ordinamento europeo ed si indica, esplicitamente, nell’ente di governo dell’ambito, il soggetto obbligato a predisporla. Si entra inoltre, anche, nel merito del contenuto della relazione. Questa, secondo il disegno di legge, deve comprendere un piano economico finanziario con la proiezione, per il periodo di durata dell’affidamento, dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti e con la specificazione, nell’ipotesi di affidamento in house, dell’assetto economico-patrimoniale della società, del capitale proprio investito e dell’ammontare dell’indebitamento da aggiornare ogni triennio. Per limitare, poi, l’impatto degli eventuali disavanzi di gestione e assicurare il rispetto della normativa europea in tema di controllo analogo, nell’affidamento in house, gli enti locali proprietari, contestualmente all’affidamento, devono accantonare nel primo bilancio utile, e successivamente ogni triennio, una somma pari all’impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio e a redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house. Per eliminare tutti i possibili abili alla politica del non fare, le deliberazioni assunte dagli enti di governo degli ambiti saranno valide senza necessità di ulteriori deliberazioni da parte degli organi dei singoli enti locali. Con lo stesso obbiettivo il legislatore si preoccupa di precisare che in caso di operazioni societarie effettuate con procedure trasparenti, comprese fusioni o acquisizioni, il contratto di gestione dei servizi rimane in essere fino alle scadenze previste fatta salva la possibilità di una eventuale rideterminazione dei criteri qualitativi e la delle condizioni di equilibrio economico-finanziario. Per incentivare, poi, gli enti locali a procedere a dismissioni totali o parziali delle proprie partecipate è prevista l’esclusione dai vincoli del patto di stabilità delle spese in conto capitale, ad eccezione delle spese per acquisto di partecipazioni, effettuate con i proventi derivanti dalle suddette dismissioni. Infine, in tema di investimenti, si precisa che le risorse derivanti dal fondo nazionale di sviluppo e coesione o da altre risorse nazionali sono assegnate direttamente agli enti di governo degli ambiti esclusivamente come cofinanziamento o garanzia dei piani di investimento approvati dagli stessi. Si tratta insomma di disposizioni, che se non dovessero subire modifiche nel corso dell’iter approvativo, potrebbero comportare la necessità di un nuovo riposizionamento di ruoli e competenze rispetto alle scelte fatte negli ultimi anni. Ma questo potrà essere approfondito solo dopo l’entrata in vigore della legge di Stabilità.     Testo dell’art. 43 del disegno di legge di Stabilità   (Razionalizzazione delle società partecipate locali)
  1. Al fine di promuovere processi di aggregazione e di rafforzare la gestione industriale dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, all’articolo 3-bis del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al comma 1-bis sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “cui gli enti locali partecipano obbligatoriamente, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 90, della legge 7 aprile 2014, n. 56. Qualora gli enti locali non aderiscano ai predetti enti di governo entro il 1 marzo 2015 oppure entro sessanta giorni dall’istituzione o designazione dell’ente di governo dell’ambito territoriale ottimale ai sensi del comma 2, articolo 13, decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2014, n. 15, il Presidente della regione esercita, previa diffida all’ente locale ad adempiere entro il termine di trenta giorni, i poteri sostitutivi. Gli enti di governo di cui al comma 1 devono effettuare la relazione prescritta dall’articolo 34, comma 20, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e le loro deliberazioni sono validamente assunte nei competenti organi degli stessi senza necessità di ulteriori deliberazioni, preventive o successive, da parte degli organi degli enti locali. Nella menzionata relazione, gli enti di governo danno conto della sussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta e ne motivano le ragioni con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio. Al fine di assicurare la realizzazione degli interventi infrastrutturali necessari da parte del soggetto affidatario, la relazione deve comprendere un piano economico finanziario che, fatte salve le disposizioni di settore, contenga anche la proiezione, per il periodo di durata dell’affidamento, dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti, con la specificazione, nell’ipotesi di affidamento in house, dell’assetto economico-patrimoniale della società, del capitale proprio investito e dell’ammontare dell’indebitamento da aggiornare ogni triennio. Il piano economico-finanziario dovrà essere asseverato da un istituto di credito o da società di servizi costituite dall’istituto di credito stesso ed iscritte nell’elenco generale degli intermediari finanziari, ai sensi dell’articolo 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, o da una società di revisione ai sensi dell’articolo 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1966. Nel caso di affidamento in house, gli enti locali proprietari procedono, contestualmente all’affidamento, ad accantonare pro quota nel primo bilancio utile, e successivamente ogni triennio, una somma pari all’impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio nonché a redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house.”; 2) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: “2-bis. L’operatore economico succeduto al concessionario iniziale, in via universale o parziale, a seguito di operazioni societarie effettuate con procedure trasparenti, comprese fusioni o acquisizioni, fermo restando il rispetto dei criteri qualitativi stabiliti inizialmente, prosegue nella gestione dei servizi fino alle scadenze previste. In tale ipotesi, anche su istanza motivata del gestore, il soggetto competente accerta la persistenza dei criteri qualitativi e la permanenza delle condizioni di equilibrio economico-finanziario al fine di procedere, ove necessario, alla loro rideterminazione, anche tramite l’aggiornamento del termine di scadenza di tutte o alcune delle concessioni in essere, previa verifica ai sensi dell’articolo 143, comma 8, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, effettuata dall’Autorità di regolazione competente ove istituita, da effettuarsi anche con riferimento al programma degli interventi definito a livello di ambito territoriale ottimale sulla base della normativa e della regolazione di settore.”; 3) il comma 4 è sostituito dal seguente: “4. Fatti salvi i finanziamenti già assegnati anche con risorse derivanti da fondi europei, i finanziamenti a qualsiasi titolo concessi a valere su risorse pubbliche statali ai sensi dell’articolo 119, quinto comma, della Costituzione relativi ai servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, sono attribuiti agli enti di governo degli ambiti o dei bacini territoriali ottimali ovvero ai relativi gestori del servizio a condizione che dette risorse siano aggiuntive o garanzia a sostegno dei piani di investimento approvati dai menzionati enti di governo. Le relative risorse sono prioritariamente assegnate ai gestori selezionati tramite procedura di gara ad evidenza pubblica o di cui comunque l’Autorità di regolazione competente, o l’ente di governo dell’ambito nei settori in cui l’Autorità di regolazione non sia stata istituita, attesti l’efficienza gestionale e la qualità del servizio reso sulla base dei parametri stabiliti dall’Autorità stessa o dall’ente di governo dell’ambito, ovvero che abbiano deliberato operazioni di aggregazione societaria.”; 4) dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: “4-bis. Le spese in conto capitale, ad eccezione delle spese per acquisto di partecipazioni, effettuate dagli enti locali con i proventi derivanti dalla dismissione totale o parziale, anche a seguito di quotazione, di partecipazioni in società, individuati nei codici SIOPE E4121 e E4122, e i predetti proventi, sono esclusi dai vincoli del patto di stabilità interno”; 5) dopo il comma 6 è aggiunto il seguente: “6-bis. Le disposizioni del presente articolo e le altre disposizioni, comprese quelle di carattere speciale, in materia di servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica si intendono riferite, salvo deroghe espresse, anche al settore dei rifiuti urbani ed ai settori sottoposti alla regolazione ad opera di un’Autorità indipendente”.