La detraibilità dell'IVA nei contratti dei servizi del TPL, e’ considerata una delle questioni chiave  ai fini della determinazione finale del  fabbisogno  del settore.

Il tema, legato, anche alla nuova configurazione organizzativa del tpl e’ stato affrontato nell’ambito dei seminario organizzato da FEDERMOBILITA’ il 7 luglio scorso ” L’AUTORITA’ DI BACINO NEL TPL, competenze e profili fiscali”

Sul punto, si segnala l’intervento, di cui si riporta una sintesi di seguito, del dott. Roberto Camporesi, Partner Studio Commerciale Associato Boldrini di Rimini, che ne ha ripercorso il quadro normativo di riferimento mettendo in luce le criticità dell’attuale sistema  e le possibili soluzioni.

“Le autorità di bacino nel tpl sorgono  sulla base delle leggi regionali di attuazione del Decreto Burlando ( d.lgs. 422 del 1997 ) e fra le prime esperienze si annovera il caso dell’Emilia Romagna che già nell’anno 2000 prevede la istituzione di agenzie di ambito territoriale per ognuna delle nove provincie presenti nella regione.

La caratteristica di tali agenzie di ambito ( c.d. ATO) era quella di essere costituite con personalità giuridica ( anche di diritto pubblico) e di potere assume una fisionomia differenziata: c.a. agenzie leggere, che svolgevano solo il ruolo del “regolatore” del Tpl a livello di bacino provinciale, determinando il piano di ambito, le tariffe, il modello di gestione e la gestione delle gare fino alla sottoscrive del contratto di servizio con il gestore. Un’altra ipotesi erano invece le c.d. agenzie pesanti per le quali oltre alla funzione di regolatore del TPL si assommava anche la funzione di proprietario dei beni strumentali essenziali alla gestione del tpl nello specifico dei mezzi di trasporto.  La scelta delle due diverse forme di agenzie aveva delle ricadute pratiche nella configurazione del rapporto con il gestore e che passava dal modello c.d “net cost” a quello c.d. “gros cost”.

Una particolarità è poi consistita nel fatto che le agenzie di Ambito ricevono le risorse finanziare dall’Autorità Centrale ( la Regione, divenuta titolare delle risorse dell’ex Fondo nazionale trasporti) attraverso le quali provvedevano a ristorare il gestore per gli obblighi di servizi pubblico, da questi assunti con particolare rifermento alla gestione dei servizi minimi a domanda debole.

E’ tale ultima circostanza che ha innescato la problematica connessa all’iva. Infatti con le gare espletate il gestore entrane ha assunto la configurazione di impresa in forma di società di capitale, per la quale vi è la presunzione contenuta nell’art. 4 del D.p.r 633/1972 ( legge istitutiva dell’iva) in base alle quale le prestazione remunerate vengono considerate proventi da assoggettare ad iva, tanto che si tratti di corrispettivi che contributi in conto esercizio, laddove ci si trovi di fronte ad un rapporto sinallagmatico ovvero ad obbligazioni di tipo bilaterale. Il gestore pertanto provvede ad emettere fattura con Iva 10% gravando di tale importo anche le somme percepite dall’Agenzia di ambito e ciò in forza del contratto di servizio, ove per altro, nella stragrande maggioranze dei casi, tali risorse vengono, dallo stesso, classificate proprio come “corrispettivi”.

L’iva va corrisposta al gestore da parte dell’Agenzia di Ambito, per la quale occorre definire se sussiste il diritto alla detraibilità previsto dall’art. 19 del d.p.r 633/1972: istituto in base al quale l’iva pagata dall’Agenzia di Ambito diviene un credito verso l’erario e riscuotibili per compensazione con l’iva incassata sulle operazioni passive compiute (acquisti di beni e servizi); con ciò realizzando quindi un effetto economico neutro in capo alla Agenzia medesima che compena un credito con un debito. Affinché sussista tale diritto sono tuttavia necessarie due  condizione minime: la prima che l’agenzia sia un soggetto che compie operazioni rilevanti ai fini dell’Iva, la seconda che le operazioni attive (vendita di beni e servizi) compiute dal soggetto siano a loro volta soggetti ad iva in quanto se esentate dall’imposta ovvero riferite ad operazioni fuori dal campo di applicazione dell’iva, il diritto alla detraibilità dell’iva pagata sulle operazioni  passive (acquisto di beni e servizi) viene ridotto in misura proporzionale.

I problemi dunque si riferivano al fatto che l’agenzia fosse in una condizione giuridica di soggetto rilevante iva; requisito che sussiste per presunzione assoluta solo per le società di capitale ma non per altri soggetti quali i consorzi di enti pubblici, le convenzioni fra enti locale ex art. 30 del Tuel che sono in definitiva le altre forme giuridiche con le quali si sono costituite le agenzie di ambito.

Ne è conseguita la preferenza, riscontrabili in alcune leggi regionali, per la forma di agenzia in veste di società capitali al fine  di meglio conformare il rapporto sottostante l’iva. Tuttavia anche l’agenzia di ambito, in veste di società di capitali, ha necessariamente dovuto compiere operazioni attive rilevanti iva, quali ad esempio la locazione al gestore dietro specifico corrispettivo, dei beni strumentali, per definire un corretto diritto alla detraibilità dell’Iva: come peraltro avvallato da alcune risposte delle Agenzia delle Entrate.

Dalla metà degli anni 2000 l’interpretazione della assoggettabilità iva delle somme erogata dalle agenzie di ambito si è diffusa ed ancor oggi resiste ma altrettanto non può dirsi per il trattamento di tali somme ai fini delle imposte dirette (riporto delle perdite di esercizi, determinazione del rapporto per la deducibilità delle spese generali e degli interessi passivi) e soprattutto ai fini dell’Irap dove si registra invece una posizione diversificata e volta ad escluderne la rilevanza tributaria, in ragione di una analisi del rapporto sottostante, più aderente a principi economico aziendali. Infatti tali somme discendono da un rapporto di natura concessoria, giacché l’art. 18 del decreto Burlando ha superato la tesi precedente del mero appalto, e si sostanziano non in un provento ma in una forma diretta di ripiano di perdite di esercizio e quindi al di fuori di ogni qualificazione di componente  positiva di reddito. Se tuttavia prevalesse tale ultima tesi, che non può che essere supportata da un’adeguata previsione normativa, potrebbe risolversi un problema che, al di la dei sofismi interpretativi, determina un aggravio di costo per il sistema del trasporto pubblico locale veramente significativo.

Soluzione interpretativa necessaria anche alla soglie dell’attuazione dell’art. 1 comma 90 del decreto Del Rio -  Legge 7/04/2014 n. 56 - che trasferirà alle provincie le funzione di agenzia di bacino nei servizi pubblici locali a rilevanza economica”.