2012-11-23_112627Il testo del dl di Stabilità, approvato dalla Camera il 22 novembre, riformula in larga misura l'art. 16-bis del dl 95/2012 istitutivo del Fondo nazionale per il concorso dello Stato agli oneri del tpl anche ferroviario.

Rispetto al testo originario presentato dal Governo viene confermato il Fondo ma con la precisazione che questo sara' alimentato da una compartecipazione al gettito dell'accisa sulla benzina e sul gasolio per autotrazione (in luogo del gasolio per qualsiasi uso) e confermato lo stanziamento di risorse aggiuntive di euro 465 per il 2013,di euro 443per il 2014 e 507 a decorrere dal 2015.

Sono stati rivisti in meglio i tempi per l'approvazione dei piani riprogrammazione dei servizi da parte delle regioni ( quattro mesi al posto dei 60 giorni previsti dall'emanazione  del DPCM, riguardante i criteri per la ripartizione del fondo) e quelli per l'effettivo riparto delle risorse del fondo (30 giugno in luogo del 31 marzo ad eccezione del 2014 che, nelle more delle verifiche dell'attuazione dei piani di riprogrammazione, la ripartizione e' effettuata con i criteri definiti dal DPCM e previa adozione dei piani riprogrammazione) ed e’ stato confermato il ruolo dell'Autorità dei trasporti nella definizione dei criteri di riparto e del monitoraggio sui costi e sulle modalità complessive del servizio.

E allora tutto bene? A quanto sembra no.

Le regioni sul fronte delle risorse sono assolutamente insoddisfatte e chiedono per il 2012 al Governo 600 milioni di euro(fonte ansa)che mancherebbero rispetto al 2011 e non solo.

Secondo le regioni la manovra non rispetta l’Accordo Governo - Regioni del 21/12/2011 che richiamava i contenuti del precedente Accordo Governo - Regioni del 16/12/2010 e , nel documento approvato il 22 novembre del 2012,chiedono che sia eliminato il vincolo di destinazione delle risorse che costituiscono il fondo ritenuto in contrasto con l’art. 119 della Costituzione; che siano escluse dal fondo le risorse che attualmente sono in libera destinazione e che queste continuino ad affluire nei bilanci regionali con il sistema in vigore; che si provveda a una vera fiscalizzazione delle risorse e non si torni al sistema della finanza derivata; che si provveda alla fiscalizzazione tramite aliquota di addizionale IRPEF che, per la sua dinamicità consente il finanziamento di un servizio il cui 60% e’ rappresentato dal costo del personale; che siano meglio definiti i sistemi di governance del sistema.

Il braccio di ferro fra Governo e Regioni continua quindi al Senato, per adesso non possiamo che prendere atto della enorme distanza che divide i massimi livelli istituzionali sui fondamentali del sistema con la sensazione che le attuali incertezze normative e finanziare del settore difficilmente troveranno una soluzione con la legge di stabilità per le oggettive difficoltà di ricomposizione di interessi cosi’ fortemente divergenti.

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