Il decreto sulle liberalizzazioni è stata l'occasione per cambiare ancora una volta  le regole  per l'affidamento dei servizi di TPL .

Negli ultimi 12 anni la storia regolatoria del settore è stata oggetto di numerosi interventi normativi tesi a definire la liberalizzazione del settore e sfociati nel noto art. 23 bis del 2008, abrogato poi  dal referemdum dello scorso giugno.

Successivamente,  le previsioni del 23 bis sono state in parte recuperate con il decreto legge di agosto n.138/2011 che, in sintesi, ha confermato, come forme ordinarie di  affidamento  dei servizi, la gara e la gara a doppio oggetto e ha consentito l'affidamento diretto  solo a società a intero capitale pubblico e per servizi di un valore "pari o inferiori a 900.000 euro l'anno.

Sembrava si fosse raggiunta una sorta di pace legis.

Con l'ultimo decreto del Governo Monti, invece, si è tornati ancora sul tema, rafforzando, ad esempio, il ruolo dell'Antitrust con la previsione del parere  obbligatorio e preventivo  per l'adozione delle delibere dell'ente affidante e ponendo ulteriori paletti agli affidamenti diretti vedi soglia massima che da 900.000 euro è passata a 200.000.

E' evidente che, al di là di questi aspetti, l'altalena delle norme, a volte confligenti fra loro, che, in questi anni, hanno caratterizzato il settore   ha determinato un contesto di riferimento incerto e che non ha  favorito la piena liberalizzazione del settore.

Tutto questo può anche influire sul futuro del tpl?

Pensiamo soprattutto agli evidenti  proplemi interpretativi che si possono presentare nella fase attuativa delle nuove disposizioni.

Si tratta, infatti, di norme  alquanto complesse, incominciando dalla delibera che l'ente locale è tenuto ad assumere ai fini della realizzabilità "di una gestione concorrenziale...limitando l'attribuzione dei diritti di esclusiva alle ipotesi in cui, in base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità"

Secondo l’Anci, in assenza del previsto Decreto Interministeriale, continuano a sussistere punti di criticità in tema di ripartizione delle multe stradali. L’Anci, infatti, per l’annualità 2015, è intervenuta sul punto con una nota interpretativa, suggerendo in sostanza ai Comuni “di continuare, nelle more dell’emanazione del Decreto Interministeriale, nel lavoro di gestione separata tra le informazioni relative ai proventi delle sanzioni amministrative di cui all’art. 142 e quelli relativi alle altre violazioni”. Nella nota si osserva quanto segue: Nel fare riferimento al D.l. 16/2012 convertito in Legge n. 44/2012 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 aprile 2012, in materia di nuova destinazione delle sanzioni del codice della strada tra “enti proprietari” delle strade ed enti “accertatori” delle sanzioni rilevate con autovelox, al fine di garantire l’efficacia dell’attività di controllo finalizzata alla sicurezza stradale ed agevolare la predisposizione degli atti circa l’entrata in vigore di tali disposizioni, continuano a sussistere punti di criticità in attesa dell’attuazione dell’art. 25 comma 2 della legge 29 luglio 2010, n. 120 che prevede espressamente l’emanazione di un apposito Decreto Interministeriale. In linea con quanto già anticipato nelle precedenti note, che si allegano alla presente, e a cui si fa riferimento circa le disposizioni in questione e nelle more dell’emanazione del Decreto Interministeriale citato, non ritenendo abrogato il comma 3 dell’art. 25 della Legge n. 120/2010, l’applicabilità della norma è riferita solo dall’esercizio finanziario successivo a quello di emanazione del Decreto Interministeriale citato ed in ogni caso all’esercizio finanziario successivo a quello in corso. Ritenendo altresì esplicita la previsione contenuta all’art. 4-ter commi 15 e 16 del D.L. 16/2012 convertito in Legge n. 44/2012 e quindi riferita anche ai proventi dell’esercizio finanziario dell’anno 2015, ai fini della successiva trasmissione delle informazioni richieste si raccomanda – anche per l’anno in corso - di prestare la massima attenzione circa l’obbligo di destinazione dei proventi stessi secondo quanto previsto e di procedere, nelle more dell’emanazione del Decreto Interministeriale, a continuare nel lavoro di gestione separata tra le informazioni relative ai proventi delle sanzioni amministrative di cui all’art. 142 e quelli relativi alle altre violazioni. Infine, circa la trasmissione delle informazioni citate si ritiene che in mancanza del supporto informatico previsto ed in assenza di specifiche comunicazioni da parte dei Ministeri interessati, tale incombenza potrà non essere osservata.
Ancora rinvii nella trasmissione dei dati analitici da parte delle imprese all’Osservatorio. Questa volta l’iniziativa è partita dallo stesso Osservatorio per scongiurare l’applicazione, alle imprese di TPL, delle penalità previste in caso di mancata trasmissione dei dati (la sospensione dell’erogazione dei contributi pubblici e i corrispettivi dei contratti di servizio). La proroga già accordata e la constatazione delle persistenti difficoltà delle imprese nella trasmissione corretta dei dati analitici richiesti, ha, infatti, convinto l’Osservatorio a far sospendere la trasmissione dei dati tramite PEC e a ripiegare sulla trasmissione via web tramite una piattaforma informatica, che, però, non è ancora disponibile. L’iniziativa è ragionevole e opportuna e si condividono completamente le motivazioni come quella di evitare in questa prima fase sperimentale la sospensione dell’erogazione dei contributi. Sarebbe tuttavia auspicabile, posto che la decisione risale ai primi di marzo, che le modalità di trasmissione via web fossero rapidamente rese note anche per consentire l’acquisizione in tempi utili dei dati necessari per la verifica degli indicatori di efficientamento e razionalizzazione che dovranno essere presi a riferimento per la ripartizione del Fondo nazionale per il TPL.

La procedura di gara per l'affidamento in un unico lotto regionale di tutti i servizi minimi di TPL avviata dalla Regione nell'ottobre del 2013 è stata oggetto di procedimento istruttorio da pare dell’Antitrust per la verifica di alcuni profili concorrenziali. Secondo la notizia pubblicata il 21 aprile sul sito dalle stessa Regione Toscana lo scoglio è stato superato con l’archiviazione del procedimento attivato. “La gara regionale per l'assegnazione del servizio di trasporto pubblico su gomma in tutta la Toscana è corretta e rispetta le norme per la libera concorrenza. A stabilirlo è stato il Garante per la concorrenza e il mercato, che ha comunicato questa mattina alla Regione l'esito del collegio del 15 aprile in cui si è "preso atto delle comunicazioni inviate" dalla Regione in merito alla gara unica. Nella comunicazione l'Agcm precisa che "le ragioni ivi esposte appaiono far venir meno i dubbi concorrenziali formulati dall'Autorità nel medesimo parere" ed ha "disposto l'archiviazione del procedimento in oggetto.

Si chiude, in questo modo, un confronto avviato il 16 febbraio, quando il Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha comunicato alla Regione l'apertura (con Parere S2168) di un procedimento volto ad assicurare che nella gara per il lotto unico del trasporto pubblico locale su gomma non fossero presenti "previsioni lesive della concorrenza". Il Garante in particolare rilevava la dimensione della cosiddetta 'barriera d'ingresso', ovvero l'investimento immediatamente richiesto al vincitore della gara per l'avvio del servizio.

La Regione ha fornito ogni elemento di chiarimento, prima in specifiche riunioni di confronto con gli istruttori dell'Autorità, poi attraverso un confronto che ha visto protagonisti diretti il Garante Petruzzella, il Presidente della Regione e l'assessore; infine, con una comunicazione formale del 25 marzo. In particolare sono stati illustrati gli interventi già realizzati per limitare la 'barriera d'ingresso' per i partecipanti e spiegate le modifiche che saranno ulteriormente introdotte. Nei prossimi giorni, il responsabile del procedimento, firmerà un provvedimento definitivo per dare seguito agli impegni presi con l'Autorità. Anche se le modifiche agli atti di gara saranno modeste, è stato comunque deciso di prorogare ulteriormente la data ultima per la presentazione delle offerte (ad oggi fissata al 4 maggio). In questo modo le aziende interessate potranno formulare le loro offerte e l'asseverazione bancaria del Piano Economico Finanziario in base al nuovo quadro.

"Sono più che soddisfatto - ha detto l'assessore regionale ai trasporti - per quella che a tutti gli effetti può essere considerata una promozione definitiva di una procedura di grande complessità, sulla quale gli uffici regionali hanno lavorato con impegno e capacità professionale. A questo punto siamo davvero vicini al traguardo della presentazione delle offerte e quindi della chiusura di un percorso di riforma che è ormai un punto di riferimento riconosciuto a livello nazionale".

La maggioranza dei contratti di servizio Trenitalia /Regioni come è noto, sono scaduti il 31 dicembre 2014. Sulla situazione, ha fatto il punto l’amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano (ANSA). Secondo quanto dichiarato, le regioni  Toscana, Lombardia, Lazio, Marche, Umbria e le provincie di Trento e Bolzano (accordi in corso con Veneto e Liguria ), hanno sottoscritto con Trenitalia contratti ponte e tutti con investimenti nelle more della conclusione delle procedure di gara.

Mentre invece per alcune regioni del sud la situazione è più complessa  “Alcune sono state costrette a tagliare i servizi per scarsità di fondi, cioè Campania, Puglia e Calabria -spiega Soprano- altre sono in grandissimo ritardo sui pagamenti, che va da un anno a due anni e mezzo, e sono Calabria, Campania, Basilicata e Molise. Qui la situazione è diventata complicata, è impossibile fare investimenti e c'è una situazione da rivedere nel suo complesso”.